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Il confine tra Nome e Realtà: Analisi della non-esprimibilità e dell'oltrepassamento del «Tao»
PHIL000Lesson 1
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Immagina di essere in cima all'Everest, a osservare un'alba che sciocca l'anima. In quel momento, la bellezza è completa, fluida e al di là della parola. Tuttavia, quando cerchi di descrivere questa bellezza a un amico, ogni aggettivo che usi — «maestoso», «caldo» o «arancione» — in realtà statagliando e limitandoquell'esperienza originaria. Laozi, nel primo capitolo del «Tao Te Ching», ne ha compreso profondamente questo aspetto: il linguaggio è uno strumento, mentre il «Tao» è l'essenza infinita.

I confini del linguaggio (Limiti del linguaggio)GrandeQuadratoTao

Analisi del passo chiave: Doppia natura del Tao e del Nome

«Il Tao che può essere espresso non è il Tao eterno; il nome che può essere nominato non è il nome eterno.»

  • Tensione tra verbo e sostantivo: Laozi utilizza qui una sofisticata costruzione grammaticale. Il secondo «Tao» è un verbo, che significa «esprimere». Ogni legge che può essere definita e logicamente formulata è soltanto una verità relativa nel mondo dell'esperienza.
  • Definire è tagliare: Quando diamo un nome a una cosa, in realtà stiamo definendone i confini. Ma il «Tao» è diffuso e completo; una volta nominato, si crea un limite, perdendo così la sua natura originaria di trascendenza.
  • Il dito che indica la luna: Come maestro, Laozi sapeva che la verità non può essere espressa con parole, ma per guidare gli allievi successivi, ha «forzatamente» attribuito al Tao e alla De nome. È una misura temporanea, un promemoria perché non ci attacchiamo agli strumenti stessi.
Note grammaticali
(1) Il primo e terzo «Tao» sono sostantivi (verità); il secondo è un verbo (può essere espresso). «Chang» significa costante e immutabile.
(2) 第一與第三個「名」為名詞(名稱);第二個為動詞(叫得出)。